I Segreti della Scenografia di Marco Montemagno

I Segreti della Scenografia di Marco Montemagno

I Segreti della Scenografia di Marco Montemagno

Il primo impatto che hai sul cliente determina le sue decisioni nel 69% dei casi e lo dice una ricerca fatta su Linkedin.

2/3 del tuo lavoro sono già stati fatti, nel bene o nel male, dalla scenografia che ti circonda che in definitiva parla di te

E c’è da fare attenzione perché per ambiente non si intende solo quello fisico, ma anche quello digital.

L’elemento chiave: un muro di libri!

E lo sa bene Montemagno! Ha trasformato ad arte la scenografia dei suoi video passando da fredde inquadrature sovraesposte ad una gradevole ambientazione che da forza al suo messaggio proprio grazie ad un elemento chiave: i libri.

In primis perché si posiziona nella mente dell’utente come esperto in tecniche e strumenti digital a fronte di una conoscenza ben testimoniata dal muro di libri alle sue spalle.

Poi perché è un gancio quanto mai azzeccato al suo servizio 4booksÈ un servizio a pagamento per accedere ad una libreria in continuo aggiornamento selezionata da Montemagno e il suo team per imparare le idee chiave di ciascun libro in soli 20 minuti. In pratica chi non vuole o non ha il tempo di leggere (e chi guarda i video spesso lo è) trova una soluzione alternativa per andare al succo del contenuto di un buon libro. Il mix scelto è quello della velocità senza perdere qualità. P.S. Non vengo pagato per parlarne… ma è giusto per capire il nocciolo della questione).

Qual è il messaggio esplicito e qual è quello segreto?

Il suo focus è quello di fornire suggerimenti, conoscenza, contenuti di valore, novità del momento, gettare luce sul futuro e rispondere alle domande: questo è il suo messaggio esplicito. Ma ciò che a noi arriva subito a colpo d’occhio è il messaggio segreto contenuto proprio in quel muro alle sue spalle.

I libri infatti sono un gigantesco meta-messaggio potentissimo in grado di bypassare le difese di una mente razionale

Il meta-messaggio è semplice, diretto e recepito in modo pressoché uguale da tutti noi: 

LIBRI = CONOSCENZA = CONTENUTI DI VALORE

Il parlato di M. conferma la nostra prima impressione e questo assieme all’altro (cioè il muro di libri) non fanno altro che alimentarsi vicendevolmente durante tutto il suo video. 

La scenografia condiziona le nostre idee e le nostre scelte

È così che la scenografia condiziona le nostre scelte in modo sostanziale e lo inizia a fare ben prima delle parole e della eventuale contro-verifica dei contenuti.

L’immagine e l’idea che ci facciamo di quella scena arriva ben prima del significato delle parole e anche questo ci viene confermato dalla parte più istintiva del nostro cervello che entra in funzione prima della comprensione dei significati e dei contenuti complessi e lo fa proprio per badare alla sopravvivenza.

Ti sei già fatto un’idea? La tecnica del Priming.

Se ci pensi attentamente non sai se Montemagno abbia veramente letto tutti i libri alle sue spalle, ma lo dai per partito preso. Di fatto è così e comunque, detto tra noi, io credo che li abbia letti tutti.

Questa tecnica la chiamano “priming”. In breve lo stimolo dei libri ti orienta in una certa direzione quella del metamessaggio di cui ti scrivevo sopra. Se vuoi approfondire bene il tema (per un imprenditore o un venditore è una lettura da fare!) leggi: “Presuasione. Creare le condizioni per il successo dei persuasori” del grande psicologo americano R. B. Cialdini. 

Meglio fare il sole o essere un laser?

 

Personalmente non mi interessa se M. lo ha fatto intenzionalmente o meno perché il mio focus è su ciò che funziona e questa recente scenografia lo fa alla grande perché i suoi intenti, il suo parlato e gli scopi aziendali sono tutti orientati nella stessa direzione.

In questo modo concentra le energie verso un unico obiettivo trasformandolo in un laser molto efficace ed efficiente capace di penetrare meglio il mercato.

Può sembrare controintuitivo ma passare dall’essere un “sole” che invia energia in tutte le direzioni e va bene per tutti risultando un po’ tiepido ha sempre meno resa di qualcuno che si posiziona, piace a solo una parte del mercato, punta al focus e crea contenuti “su misura” per quel cliente. 

Benefici a più livelli.

M. stesso lo ammette che da quando ha focalizzato il suo posizionamento e i suoi obiettivi le cose siano migliorate e di molto. Ma tornado a te. Cosa puoi fare da subito?

 Metti attenzione e cura in queste variabili che ti circondano non solo perché aumentano i tuoi risultati con il cliente (vendite) ma agiscono su di te (produttività) e migliora pure lo stato reale delle cose creando un ambiente realmente più piacevole (benessere). 

Ecco che la qualità della tua vita e quella di chi ti circonda nel posto di lavoro ha un valore che può trasformarsi in ricchezza, anche economica.

La domanda ora è: cosa stai facendo per rendere l’ambiente attorno a te focalizzato perfettamente per il tuo business? 

 

Fonti e approfondimenti
Open Space? No, grazie.

Open Space? No, grazie.

Spiega ai tuoi colleghi come l’open space abbassa la tua performance e dai le soluzioni.

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PRODUTTIVITA'

L’open space è stato per anni sulla cresta dell’onda! Anche io c’ho lavorato per 4 anni. A cavalcare questa moda ci sono finiti in parecchi e ancora oggi a pagare due volte è l’imprenditore che prima si affida per realizzarli e poi osserva i rendimenti crollare. È stato dimostrato da un esperimento scientifico che la produttività all’interno di un open space diminuisce del 66%!

Perché accade questo in un open space?

È a tutti gli effetti un potente ammaliatore: il suo minimalismo permette al tuo occhio di spaziare da una parete all’altra degli uffici e questo è piacevole. Nutre l’idea che sia facile per tutti comunicare velocemente mentre accade l’esatto contrario. Ad alcuni nutre anche un certo senso di avere tutto sotto controllo. Infine putroppo si insinua l’idea di un risparmio a breve termine (stimato in circa il 25% in meno sulle spese costruttive) dettato dall’assenza delle pareti divisorie interne.

Ma le cose per la tua performance e per le tasce degli imprenditori  stanno diversamente.

Uno spazio dove tutti i dipendenti lavorano assieme crea questi problemi:

  • Più Disattenzione ed errori grossolani dovuti al maggior rumore (colloqui con clienti e colleghi, squillare di telefoni, stampanti, distributori di bevande ecc).

  • Più Incomprensione perché anche un semplice dialogo tra due colleghi ha sempre un rumore di fondo che crea disturbo a tutti gli altri.

  • Più Stanchezza perchè consumi molte energie. Il fastidioso rumore di fondo infatti obbliga la tua mente a fare uno sforzo maggiore per concentrarti su ciò che stai facendo. A controprova di questi problemi ti sarà successo di apprezzare particolarmente le prime ore del mattino quando i telefoni dei colleghi non squillano, oppure quando non ci sono (malattie o pause pranzo) e riesci ad essere molto più produttivo.

E infine:

  • L’impossibilità ad accedere a stati di “deep work” (= lavoro profondo), che necessitano di massima concentrazione e riduzione a zero delle distrazioni.

A questo proposito ti ho letto un libro Deep Work di Cal Newport che ho trovato molto valido sul come aumentare la produttività attraverso il potere della focalizzazione.

Capisci l’assurdità di tutto questo?

Sei più produttivo quando sei da solo! In pratica lo sei, quando NON ci sono coloro che invece dovrebbero agevolare, alimentare e aiutare il tuo lavoro!

Come ti ho già scritto la produttività diminuisce del 66% e non finisce qui perché se, negli uffici fai anche delle vendite o hai uno spazio ad uso negozio devi sapere che il rumore sgradevole diminuisce la percentuale di vendite del 28%! 

Gli studiosi S. Banbury e D.C. Berry hanno dimostrato la riduzione della produttività con degli esperimenti scientifici pubblicati sul British Journal Of Psychology. 

Il test

Consisteva nel chiedere ai lavoratori di svolgere due compiti: nel primo caso si trattava di memorizzare un pezzo di prosa e nel secondo di fare un semplice calcolo mentale. Durante le prove i soggetti sono stati sottoposti al rumore di sottofondo generale tipico di un ufficio. Si è constatato che l’accuratezza del loro lavoro, quando esposti al rumore, si è ridotta del 66%.

Sono state fatte anche delle prove di assuefazione basandosi sull’idea, poi dimostratasi infondata, che ci si può abituare al rumore fastidioso di fondo. 

In particolare i soggetti del test lamentavano una mancanza di concentrazione, dovuta allo squillare dei telefoni e alle chiacchiere di fondo dei colleghi.

Le soluzioni:

  • Evita gli open space per gli uffici operativi.
  • Evita che squillino tutti i telefoni e organizza un centralino con dei numeri dedicati.
  • Crea una o più sale riunioni o degli spazi adeguati dove le persone possano isolarsi per confrontarsi liberamente senza disturbare il resto dell’ufficio.
  • Educa i dipendenti e i colleghi a delle prassi comportamentali adeguate.
  • Prevedi dei processi per gestire al meglio i flussi di lavoro.

Implementa questo nel caso in cui tu non possa fare a meno dell’open space: 

  • Prevedi un trattamento alle pareti per aumentare la fonoassorbenza e fai controllare i fenomeni di riverbero ed eco.
  • Utilizza o rivesti il pavimento di un materiale per aumentare la fonoassorbenza e controllare i fenomeni di riverbero.
  • Prevedi l’inserimento di arredo e di piante perchè aiutano notevolmente a gestire il fenomeno dell’eco e del riverbero. Così facendo i suoni, anche quello della voce stessa, diventano più piacevoli da ascoltare e in più si facilita la comprensione. 

In alcune situazioni lavorative si può pensare anche all’utilizzo di cuffiette per riprodurre un suono piacevole di fondo (canto degli uccelli o musica di sottofondo ad hoc) che non ti deve distrarre dal tuo lavoro ma creare un tappeto di fondo annullando così il caos dell’ufficio.

Un giorno speciale da BigRock!

Un giorno speciale da BigRock!

Il racconto dell’open day a Big Rock – Institute of Magic Technologies 

“Al pari di ingegneri, dottori, architetti,

i sognatori ispirano il futuro con le loro visioni.

A BigRock formiamo sognatori”.

Datemi una presentazione di vendita della scuola condotta ad arte dal fondatore Marco Savini, un pizzico di magia e l’idea che si possa educare ad aprire la mente anziché soffocarla sotto tonnellate di concetti e mi avrai per sempre.

Si MAGIA perché qui si assemblano geni che al cinema come a casa mi fanno sognare, mi raccontano storie e superandosi ancora ottengo l’insperato: la mia MERAVIGLIA!

Che c’è di meglio del meravigliarsi?
Questo è il punto. Come mettere assieme una ricetta apparentemente celata e ancor peggio come insegnarla in un mondo in cui ieri è già tanto tempo fa, oggi vola e domani chissà. A Big Rock sembra ce l’abbiano e il segreto pare proprio nel creare le condizioni per il “non fare”… ma detto così, lo capisco, potrebbe essere frainteso.

 

Mi spiego meglio aiutandomi con una parte di Kebrillah di Lorenzo Jovanotti: “mi hai messo in mano una spada senza insegnarmi le mosse”. A me piace interpretarlo come il buon maestro che ti da le basi di massima del buon fare, ma si pone ben distante dal dirti come raggiungere e quale sia il risultato giusto o meno. É qui che nasce il sostegno, sparisce la sacenza e fiorisco nuove idee.

 

Big Rock è in definitiva come terreno fertile innaffiato da mani esperte che sono poi (tutti per regola interna) studenti particolarmente meritevoli diventati docenti raffigurati in caricature appese alle pareti neanche fossimo al castello di Hogwarts quello di Herry Potter.
È a quel seme che di certo non dicono che pianta diventare perché è lì che si nasconde la magia, il sogno che poi diventa realtà. La magia di sentire l’essere, assecondare la bellezza in nuove forme d’arte, di diventare l’inaspettato e di meravigliare ancora e ancora.

Durante l’open day a cui ho partecipato mi è sembrato di accostarmi ad una fonte che sgorga ancora acqua pura, ci si immerge in una realtà di campagna dove tutto sembra studiato per non perdere il main focus della scuola. Perché le chiacchiere stanno a zero quando si deve padroneggiare un’arte, qui si studiano tre materie e punto: computer grafica, concept art, e virtual reality. Nulla di più sul pezzo come queste materie.
Sapere poi che lassù al secondo piano della scuola c’è la stanza holografica come quella che fantasticavano gli sceneggiatori del celebre Star Trek con il loro “ponte degli ologrammi”, ma non poterla visitare è la ciliegina sulla torta di Savini perché ora muoio dalla voglia di provare l’esperienza.

In più ritrovo qui un ambiente vincente attorno ad una scuola di successo con le campagne verdi attorno a stimolare l’attenzione involontaria, i silenzi così rigenerativi, la natura e le piante depuranti da interno sparse in molte classi ad incrementare resa e salute. Quanto l’ambiente che circonda questi ragazzi sta influenzando le loro prestazioni, il loro benessere e in definitiva il loro successo? Molto di più quello che si pensa ed è per questo motivo che hanno scelto di farla nascere qui lontano da tutto e non per forza sull’Himalaya.

Chi si distrae dal focus è semplicemente OUT! dalla scuola così da educare alla responsabilità e a non sperperare i soldi che un padre o lo studente stesso investe per scoprirsi e per scoprire.

Fine delle trasmissioni, Spock rientro alla base con tutto il mio bagaglio d’euforia consapevole del fatto che qui nel pianeta terra altri sognatori sono all’opera e dialogano con il pragmatismo spesso troppo arido per far crescere arte e bellezza. Forse aveva ragione Dumas, anche se non si riferiva al Veneto, dicendo:

“l’arte ha bisogno o di solitudine, o di miseria, o di passione. È un fiore di roccia che richiede il vento aspro e il terreno rude” 

o forse no perché qui il terreno l’hanno scelto bene e lo curano altrettanto.

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